Idee e Proposte
Soluzioni concrete di terapia politica,
per una politica terapeutica e curativa
LE CHIAVI DEL BUON FUNZIONAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE:
IL DECENTRAMENTO E UNA PROFONDA RIFORMA DELL’ORGANIZZAZIONE
LE IDEE, ANALISI, SOLUZIONI TERAPEUTICHE PROPOSTE QUI DI SEGUITO SONO DI
DANIELE CARDELLI
PROPOSTE E PRINCIPI DI RIFORMA DELL’ORGANIZZAZIONE AMMINISTRATIVA
La chiave di volta per una buona amministrazione, per il funzionamento efficiente ed ottimale dell’organizzazione dei servizi, nel più alto rispetto degli individui (cittadini), che nella nostra visione non sono pacchi postali da spedire da un ufficio all’altro, né sudditi della burocrazia alla ricerca servile di un documento, risiede nell’idea di DECENTRAMENTO.
L’organizzazione che noi CONFEDERATI proponiamo, si fonda sulle idee di
DECENTRAMENTO,
ovvero lo spostamento del maggior numero possibile, cioè la quasi totalità, di decisioni e servizi vicino a chi ne fa richiesta, siano gruppi di cittadini o singoli individui; un’amministrazione politica basata sulla localizzazione delle decisioni e dei servizi e sul rapporto diretto e partecipato fra amministrazione e cittadini;
AUTONOMIA,
che implica responsabilizzazione e muove la crescita psicologica delle realtà locali: l’Autonomia è fattore imprescindibile dal Federalismo (cioè il patto di collegamento fra autonomie) ed è l’unico in grado di promuoverlo seriamente;
PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA’,
ovvero quel principio in base al quale le soluzioni e i provvedimenti (legislativi e amministrativi) che vengono adottati da un livello dell’amministrazione (stato centrale, regione, provincia, comune, quartiere, rione, strada), non vengono più affrontati e discussi da altri.
PARTECIPAZIONE,
senz’altro un perno fondamentale della Buona Amministrazione, il principio psicologico fondamentale per il coinvolgimento degli individui, tutti o il maggior numero possibile, nei processi decisionali e amministrativi che riguardano il proprio territorio e la propria polis. Soltanto se c’è un’effettiva Partecipazione alla formazione delle decisioni il rapporto di fiducia verso l’Amministrazione cresce e diventa o resta positivo e crescono parimenti l’entusiasmo, l’attaccamento e l’interesse – cioè la cura – per le situazioni e le vicende del proprio contesto politico di riferimento (strada, contrada, rione, quartiere, città, regione, nazione).
DIGNITA’ ECONOMICA PER TUTTI come base psicologica per la serenità, la stabilità, la cura delle proprie aspirazioni per una vita felice
Non vi può essere nessun positivo approccio psicologico alla politica, nessuna seria e concreta aspirazione alla serenità, stabilità, felicità senza una MINIMA DIGNITA’ ECONOMICA GARANTITA PER TUTTI. Per cui fin da subito facciamo una proposta e due conti; LA PROPOSTA: A) 500 EURO MENSILI per dodici mensilità COME “REDDITO MINIMO DI ESISTENZA (SUSSISTENZA O AIUTO)” (Preferiamo questo termine “Reddito di esistenza” (o sussistenza o aiuto), per esistere dignitosamente, piuttosto che “reddito di cittadinanza” (perché in quest’ultimo è presente la parola “cittadino” e se uno non è cittadino di uno stato, ma ha veramente bisogno non gli diamo un aiuto di dignità economica?) COME VITALIZIO erogabile (prima solo in casi eccezionali: orfani e minori senza alcuna tutela e/o sostegno economico) appena dopo il compimento del 18 anno in poi (questo vitalizio s’intende poi anche in sostituzione della pensione appena compiuta l’età per la pensione) per coloro che a qualsiasi età e fino a qualsiasi età non lavorano stabilmente, o vivono da single con uno stipendio da lavoro che non supera i 1000 Euro mensili, oppure vivono in casa con i genitori, un familiare o più familiari, o convivono con un coniuge o un partner che percepisce già uno stipendio da lavoro inferiore a 1000 euro (in questo caso il “reddito minimo di esistenza” è di aiuto, integrativo, allo stipendio dei conviventi); B) 1000 EURO MENSILI per docici mensilità COME REDDITO MINIMO DI ESISTENZA erogabile appena dopo il compimento del 18 anno in poi per coloro che a qualsiasi età e fino a qualsiasi età non lavorano ancora stabilmente, ma studiano e/o dimostrano di formarsi professionalmente e comunque vivono fuori dalla casa dei propri genitori.
LA CONDIZIONE ESSENZIALE PER OTTENERE QUESTI SUSSIDI GARANTITI DI DIGNITA’ ECONOMICA – che terminano appena la persona che li riceve ha di che vivere con il proprio autonomo lavoro – E’ LA DIMOSTRAZIONE ALL’ENTE PUBBLICO O PRIVATO (l’ente erogante il contributo di esistenza può essere anche un privato: una banca, un privato che presta a condizioni non usuranti, un gruppo di privati autorizzati e/o riconosciuti all’attività di credito) EROGANTE DI SVOLGERE UN’ATTIVITA’ LAVORATIVA PROFESSIONALE, DI PUBBLICA UTILITA’, O COMUNQUE DI UTILITA’ AGLI ALTRI, O ANCHE DI FORMARSI, PREPARARSI O STUDIARE PER POI POTER SVOLGERE LA PROPRIA ATTIVITA’ PROFESSIONALE, QUELLA INDIVIDUATA COME “LA PROPRIA ATTIVITA’”, QUELLA CHE PIU’ PIACE COME ATTIVITA’ LAVORATIVA, PER CUI CI SI SENTE MAGGIORMENTE PORTATI, VOCATI, CHE INCONTRA MEGLIO LE PROPRIE INCLINAZIONI E REALIZZA MEGLIO I NOSTRI BISOGNI DI STARE NEL MONDO E SERVIRE GLI ALTRI. NON SI LAVORA PER IL PROFITTO – L’IDEA DI LAVORARE PER IL PROFITTO E’ UNA VETUSTA, SUPERATA E SBAGLIATA IDEA DEI SECOLI PRECEDENTI -, SI LAVORA PIUTTOSTO PER LA PROPRIA REALIZZAZIONE. L’UOMO TROVA DA SEMPRE UN TASSELLO FONDAMENTALE DELLA PROPRIA FELICITA’ ED AUTOREALIZZAZIONE NELLO SVOLGIMENTO DELLA PROPRIA ATTIVITA’ LAVORATIVA PROFESSIONALE (vissuta come servizio al prossimo e contemporaneamente a sé stesso) CHE PIU’ GLI PIACE. Questo aspetto e motivazione basati sul soddisfacimento dal proprio lavoro è forte e incentivante dell’onore: certamente tornerà a vantaggio non soltanto del percepente il contributo, ma anche della collettività, almeno nella stragrandissima maggioranza di casi (alcune esperienze sul microcredito per le imprese dimostrano fino al 98% dei casi); IL CONTRIBUTO SI TRASFORMA COSI’ IN VOLANO PER LA CRESCITA, OLTRECHE’ CHE IN GARANZIA DI DIGNITA’ ECONOMICA E QUINDI ESISTENZIALE.
Due conti dicevano all’inizio: per attuare quanto qui sopra servono, secondo alcune ancora grezze stime, diversi miliardi di Euro l’anno per l’Italia. Li prendiamo sì dai tagli agli sprechi derivati dall’inefficienza della pubblica amministrazione, dalla tassazione sulle attività da gioco e da tutte le misure opportune di alienazione di beni non strettamente di pubblica utilità (come già proposto anche da altre forze politiche), ma anche – ed è questa la nostra proposta inedita – dagli “introiti in più antievasione” che deriverebbero dall’ABOLIZIONE DEL CONTANTE E DELLA ANTIQUATA DICHIARAZIONE DEI REDDITI, DA SOSTITUIRE CON UN PRELIEVO ALLA FONTE SU OGNI OGNI TRANSAZIONE FINANZIARIA EFFETTUATA (la percentuale del prelievo va stabilita dal Parlamento attraverso le leggi finanziarie). Lo Stato prenderebbe una piccola somma su ogni azione di acquisto, scambio, servizio che necessiti di una transazione finanziaria: dall’acquisto di un auto a quello di un caffè, dal pagamento di una consulenza professionale fino al pagamento del servizio toilette in un bagno pubblico (se richesto); lo Stato avrebbe introito in piccolissima percentuale da qualsiasi rilevante o minima transazione economico-finanziaria che avviene (a questo punto, con l’abolizione del contante, peraltro sempre tracciabile). QUESTO PRELIEVO ALLA FONTE SU OGNI TRANSAZIONE FINANZIARIA ELIMINEREBBE IN UN SOL COLPO L’EVASIONE FISCALE E IL CONTANTE, DAREBBE UNA GARANZIA DI ENTRATE EFFETTIVE PER LO STATO IMMENSAMENTE MAGGIORI DI QUELLE SU CUI PUO’ CONTARE ATTUALMENTE E RENDEREBBE DEL TUTTO INUTILE LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI (che essendo fatta dal cittadino può essere e spesso è infedele, mendace, non veritiera), CHE QUINDI ANDREBBE ABOLITA COME STUMENTO INEFFICACE E SUPERATO.
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NUOVE PROPOSTE: LA NUOVA FIGURA POLITICA DEL SINDACO DI STRADA
(AMMINISTRATORE O GONFALONIERE DI STRADA; il termine di “Gonfaloniere” è proprio della tradizione storica di Firenze).
Il Sindaco di strada funge da punto di riferimento e livello dell’amministrazione più vicino ai cittadini; è presente in ogni strada, o via e nel caso di vie molto lunghe e ad alta densità abitativa ve ne possono essere uno più di uno (uno per ogni tratto di strada); questa figura si potrebbe considerare il livello amministrativo intermedio fra l’amministratore di condominio e quello di quartiere, rione o contrada, laddove questi ultimi sono presenti.
La presenza sul territorio consente di assumere provvedimenti e decisioni una volta sentito e/o visionato il problema di persona e non più soltanto a distanza, tramite fuorvianti, inutili, quando non dannosi passaggi burocratici. Con la nascita del Sindaco di Strada, il disfunzionamento dell’amministrazione pubblica basata sulla burocrazia, cessa di esistere. Con il “Sindaco di Strada”, le decisioni vengono assunte direttamente innanzi alle persone e nel luogo dove sta il problema e dove si origina la richiesta di un intervento e di una risposta dell’amministrazione.
I Sindaci di strada restano in carica per non più di due anni consecutivi, ma debbono essere rinnovati annualmente, tramite assemblea di strada e sono direttamente eletti dai residenti della strada; i Sindaci di strada insieme formano il “Consiglio di rione” o di contrada; ogni rione e/o contrada manda il presidente eletto, o un delegato che ne fa le veci, a formare il “Consiglio di quartiere” che a questo punto non dovrebbe essere più eletto direttamente (eleggendosi invece i “Sindaci di strada”, ben più importanti e funzionali dei Consiglieri di Quartiere o di Circoscrizione; i quartieri o le circoscrizioni sono a loro volta vere e proprie città, vedasi l’esempio delle grandi città, con decine o centinaia di abitanti, ma con scarsissimi poteri sul territorio) tramite l’elezione dei consigli di quartiere, numerosi, costosi ed inutili in quanto praticamente privi di ogni potere, ma, come per i rioni o le contrade, dovrebbero diventare emanazione dei delegati dei “Sindaci di strada”. Così si sposta l’asse decisionale del potere politico e dell’amministrazione da un municipio distante anche molti chilometri dalle singole strade, difficile da contattare e da cui avere risposte, ad uno vicinissimo, prossimo addirittura alla propria abitazione; un’amministrazione per singola strada è oltre tutto molto più facilmente controllabile dai cittadini e i provvedimenti sorgono molto più alla luce del sole.
Stante il fatto che il maggior potere amministrativo viene affidato alle singole strade, se le città sono di grandi dimensioni, allora vanno anche ridisegnati i quartieri e i rioni (contrade) di più piccole dimensioni, visto che è la piccola dimensione territoriale che consente una qualità ottimale dell’amministrazione, una qualità efficiente e pienamente rispettosa del rapporto fondamentale di fiducia fra amministratore ed amministrato (che nella nostra visione sono vicini e comunque sempre intercambiabili).
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IL MODO DI OPERARE DEL SINDACO DI STRADA E LE FUNZIONI CHE SVOLGE
Il Sindaco di Strada riceve i cittadini in un ufficio, con piccola e funzionale segreteria; se è necessario, dispone di uno staff con qualche collaboratore (dipende dall’ampiezza del luogo, strada, via, da amministrare e dall’organizzazione che d’accordo con i residenti, intende darsi).
Il Sindaco di Strada sovraintende, controlla ed ha competenza sulla pulizia, il decoro, l’efficienza e la qualità dei servizi erogati (sopra e sottosuolo) dal Comune e/o dagli altri enti o livelli dell’amministrazione: servizi di spazzatura, asfaltatura o pavimentazione, immissione o riparazioni tubature, manutenzione marciapiedi e pulizia grate dei tombini, manutenzione aiule, verde pubblico, giardini e spazi della strada, la mobilità e la sosta dei veicoli, il benessere e l’armonia dei residenti. Coordina gli interventi di pulizia strade, anche organizzando l’impegno autogestito dei privati per la pulizia davanti alle proprie abitazioni (es. pulizia marciapiedi), esercizi commerciali e professionali e fornendo precise informazioni e richieste alle aziende di servizi preposte allo scopo (che hanno in appalto ad es. il servizio di pulizia strade). La manutenzione e la pulitura del manto stradale consente di evitare incidenti nella mobilità, la manutenzione e pulitura dei marciapiedi e dei tombini anche l’allagamento in caso di forti piogge.
Più in generale, il Sindaco di Strada, sovraintende – e quindi può intervenire concretamente – su tutti gli aspetti della funzionalità e della qualità della vita della strada (esclusivamente per quel che attiene la sfera di competenza ed intervento dell’amministrazione pubblica e soltanto, è ovvio, entro questi limiti).
Cura le relazioni e il buon rapporto fra i residenti della strada; si pone come “Amico” di questi, fungendo da punto di riferimento, almeno operativo e da rappresentante verso gli altri livelli della pubblica amministrazione (Comune e non solo). Ogni richiesta, atto, documento o pratica (dal rinnovo della carta d’identità ad ogni tipo di permesso e documento, passaporto compreso) può essere inoltrata al Sindaco di Strada che, a sua volta, direttamente, o tramite i propri collaboratori, provvederà allo svolgimento della pratica presso gli altri uffici dell’amministrazione preposti, ricevendo da questi ultimi (e sollecitando questi ultimi a dare) risposte precise in tempi celeri e certi e/o soluzione soddisfacente in tempi celeri e certi della richiesta o pratica inoltrata dal cittadino residente al Sindaco di Strada.
Non sarà pertanto più il cittadino a doversi rivolgere agli uffici dell’amministrazione, ma il Sindaco di strada che svolgerà la pratica presso gli uffici e gli enti preposti, evitando così al cittadino di impiegare tempo e pazienza vagando da un ufficio all’altro, come un pacco postale, alla ricerca di una risposta o di un documento. Ciò vale per tutte le pratiche, particolarmente per quelle che non si possono già svolgere direttamente on-line; ma anche per queste ultime il “Sindaco di Strada” assume comunque, nel suo ufficio di strada, un ruolo (soprattutto per chi non ha dimistichezza e competenza nell’uso del computer) di supporto e concreto aiuto per l’espletamento della pratica on-line.
In questa nostra prospettiva è l’impiegato dell’amministrazione che deve muoversi (ed eventualmente dimostrare la necessità dei propri accertamenti) presso i colleghi degli altri uffici, essendo egli al servizio del cittadino-utente e non il contrario!
In questo senso va letta anche l’idea di CREARE E ATTIVARE INSIEME AL “SINDACO DI STRADA” UN’ALTRA NUOVA FIGURA, QUELLA DEL “PUBBLICO (O POLITICO) AMMINISTRATORE A DOMICILIO” (“PRIVAT PUBLIC or POLICY MANAGER”); il “Sindaco di Strada” può svolgere anche il ruolo di “Pubblico Amministratore a domicilio”.
Al pari del Privat Banker, anche il “Pubblico Amministratore a domicilio” può – se richiesto e solo su appuntamento – andare a casa dei cittadini, utenti, famiglie della strada di cui è punto di riferimento per risolvere questioni specifiche e/o per i casi in cui è richiesta documentazione pubblica senza potersi spostare (ad es. in caso l’utente sia degente, infermo, o impossibilitato a spostarsi e necessitante di avere documentazione o certificazione pubblica).
Per questo servizio a domicilio si può anche prevedere il pagamento di un piccolo contributo extra da parte del cittadino-utente da corrispondere all’Amministrazione.
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ANCORA SULL’ORGANIZZAZIONE AMMINISTRATIVA
Tutti i servizi devono essere efficienti e funzionali, altrimenti diventano disservizi e la pubblica amministrazione deve dare l’esempio ed essere coerente, se vuol essere minimamente credibile e considerata affidabile, con i provvedimenti che adotta (ad esempio pagando entro brevi termini – max 60/90 giorni – i fornitori, le aziende e i professionisti con cui collabora).
I CONFEDERATI NASCONO PROPRIO PER QUESTO: PER FAR FUNZIONARE LE COSE, PER DARE UN’ORGANIZZAZIONE EFFICIENTE DEI SERVIZI, RISPETTOSA DELLA DIGNITA’ DEGLI UTENTI E DI CHI VI LAVORA.
NESSUNA CARICA AMMINISTRATIVA, O ISTITUZIONALE (Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio e Ministri, Parlamentare, Presidente del Consiglio Regionale, Assessori e Consiglieri regionali, Sindaco, Assessori e Consiglieri Comunali e tutte le altre cariche istituzionali, elettive e non) POTRA’ ESSERE RICOPERTA E SVOLTA DALLO STESSO SOGGETTO PER PIU’ DI DUE LEGISLATURE (o due volte il mandato previsto per legge, per le cariche non elettive), NE’ SUCCESSIVAMENTE, NE’ IN ASSOLUTO.
Proponiamo l’abolizione degli U.R.P. (Uffici di relazione con il pubblico istituiti dai comuni o da altri enti pubblici) o la loro immediata trasformazione in uffici capaci di dare sul posto risposte immediate e concrete senza rinviare ad altri uffici; non ci si può più spostare, alimentando il traffico cittadino e perdendo tempo, per chiedere solo informazioni quando le soluzioni e le risposte che cerchiamo si generano altrove.
Salvo i centri specializzati che si occupano di materie ed ambiti ad alta specializzazione tecnica alle dipendenze dei dipartimenti o direzioni ministeriali, regionali, provinciali e comunali, l’Amministrazione deve funzionare e secondo noi funziona (cioè riesce a svolgere la sua essenza e natura) solo su base territoriale, cioè attraverso una rete territoriale di centri di decisioni e di servizi diffusi capillarmente, strada per strada, attraverso la creazione di tanti appositi ”piccoli uffici” (retti dai Sindaci di strada), piccoli per dimensione fisica, grandi per efficienza, funzionalità e qualità delle risposte amministrative, dove la puntualità nella risposta e il rispetto per l’utente (che a questo punto è anche il residente della stessa strada dove vivi o della porta accanto, che vedi tutti i giorni) sono e tornano ad essere qualità e fattori imprescindibili e basilari (questi criteri, del resto, avrebbero dovuto essere e dovrebbero essere sempre centrali ed ispiranti dell’operare dell’amministrazione).
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IN MATERIA DI LAVORO
Il lavoro è l’ambito della vita che occupa quasi sempre il maggior tempo e le maggiori energie di un individuo; è veramente difficile, frustrante, pesante sostenere per tutta la vita un lavoro distante dalle proprie inclinazioni, vocazioni, dai propri talenti. Pertanto sarebbe opportuno investire molto nella propria Individuazione Professionale, ovvero in quel processo psichico e pratico di individuazione (per dirla con Jung) della propria ottimale attività lavorativa, quella che realizza i propri talenti e risponde al meglio alla propria vocazione di servizio agli altri, quella che ci fa sentire meglio e più in armonia nell’interagire sociale.
La propria attività lavorativa dovrebbe perciò essere di norma, una volta individuata, l’attività che sentiamo più corrispondente (quindi salvo momentanei periodi di adattamento e di iniziali esperienze di stage utili per individuare quali sono le proprie capacità, inclinazioni e vocazioni professionali), una leva di grandi motivazioni esistenziali e di piacere. Perché il lavoro fornisca alla nostra vita questo piacere e dia la spinta positiva ed entusiastica a provarsi, attraverso le sfide che può offrire, occorre che il lavoro non sia troppo stressante, ovvero stressante oltre un certo limite. Qualsiasi lavoro, oltre un certo limite, diventa insopportabilmente pesante e quindi negativo e frustrante. Pertanto sosteniamo che affinché la propria attività professionale - ed è già difficile individuare qual è quella che ci realizza e ci soddisfa di più – sia fonte di benessere e si svolga nel benessere, occorre che la giornata lavorativa – ed ovviamente parliamo particolarmente dei lavoratori dipendenti; i professionisti autonomi, proprio in virtù della loro autonomia lavorativa, debbono regolarsi da sé – non superi le sei-otto ore giornaliere per cinque giorni la settimana (salvo ovviamente i cosiddetti “straordinari”, sempre ammessi per esigenze straordinarie, ma debbono essere veramente straordinarie, proprie dell’attività e dell’azienda in cui si opera). A queste sei (massimo otto) ore giornaliere di effettiva attività sul luogo di lavoro (e particolarmente ci riferiamo ai lavori organizzati in aziende, lavoratori dipendenti di enti e imprese) infatti vanno sommati i tempi di spostamento per arrivare sul luogo di lavoro. Le sei (o al massimo otto) ore di lavoro consentono ai lavoratori dipendenti, ma anche ai liberi professionisti (se vogliono ascoltare questo consiglio, perchè per i liberi professionisti questo può essere solo un consiglio) di vivere altre dimensioni esistenziali con maggiore calma e tranquillità, di vivere cioè qualitativamente molto meglio e in una dimensione di benessere psichico. Andare oltre le sei/otto ore di lavoro (otto ore effettive sul luogo di lavoro sarebbe auspicabile soltanto per coloro che non hanno, o hanno brevissimi tragitti da compiere per recarsi al lavoro) può diventare dannoso per la salute psichica, (fatti ovviamente salvi quei casi in cui l’individuo non dichiari il contrario, ovvero che voglia rimanere di più al lavoro: in questo caso la permanenza sul luogo di lavoro per più ore dovrebbe essere sempre possibile).
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L’INDISPENSABILITA’ E LA GARANZIA DEL LAVORO PER TUTTI: I GIOVANI (e non solo) E IL LAVORO
Il lavoro oltre ad essere spazio e dimensione autorealizzativa, svolge una fondamentale ed insostituibile funzione sociale e di salute psichica: mette in contatto con gli altri, fa sentire utili, crea nuove relazioni, inserisce nella società, realizza i propri talenti, rende autonomi economicamente ed esistenzialmente. Proponiamo perciò che IL LAVORO SIA GARANTITO PER TUTTI, diventi nella misura Part-time DISPONIBILE E GARANTITO per tutti, per i giovani e non soltanto. In una certa forma si potrebbe definire anche “obbligatorio”, soprattutto oggi che non esiste più la funzione iniziatica obbligatoria del servizio militare (o di leva) e che il servizio civile è, come quello militare, soltanto facoltativo. Occorre dare ai giovani dell’epoca attuale, disorientati ed impauriti dal e nel mondo, soprattutto quello frenetico, globale e con pochi o nessun punto di riferimento comunitario, com’è appunto il mondo di oggi, lo strumento necessario, fondamentale, indispensabile ed insostituibile del lavoro. Questo però non soltanto come opzione facoltativa, ma come obbligo, come banco di prova per trovare sé stessi, come iniziazione, come strumento indispensabile d’inserimento sociale – perchè c’è chi ha talento, ma non sa promuoversi, vendersi, proporsi (o fa più fatica a farlo), un’iniziazione alla vita sociale, comunitaria e professionale (lavorando all’interno di organizzazioni), verso la maturità e l’età adulta. Il lavoro ci pare proprio lo strumento più idoneo per realizzare tutti questi obbiettivi e quindi proponiamo che diventi GARANTITO E DISPONIBILE PER TUTTI e, come abbiamo detto qui sopra, in una certa forma si potrebbe definire “obbligatorio” (come lo è stato fino a qualche anno fa il servizio di leva).
Ovviamente il lavoro può essere GARANTITO, DISPONIBILE, Obbligatorio soltanto nella misura part-time, ovvero per non più di 4 ore giornaliere e va reso possibile partendo da stage e tirocini anche a tempo parziale, da esperienze di apprendistato o praticantato, all’inizio – per un breve periodo (massimo 3/6 msei) di qualche mese di formazione, partendo da zero nella formazione e solo per una volta, la prima esperienza lavorativa - anche a titolo gratuito, per poi passare subito dopo a forme di collaborazione co minima retribuzione e apertura di conto corrente bancario; queste forme iniziali servono ad apprendere un mestiere, un’arte, una professione, iniziare a scoprire, individuare e realizzare i propri talenti. Le necessarie e gratificanti soddisfazioni economiche arriveranno certamente con l’avviamento progressivo della professione, o del mestiere.
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SULLA SCUOLA (dalla Scuola dell’obbligo all’Università)
ABOLIZIONE DELLA BOCCIATURA NELLA SCUOLA DELL’OBBLIGO; ogni classe deve andare avanti insieme (senza perdere neanche uno studente) in quanto “classe di età” e sta agli insegnanti portare avanti al miglior livello possibile di preparazione i propri alunni.
La scuola, a tutti i livelli, dalle elementari all’università, dovrebbe abolire il più possibile una valutazione basata sugli esami a conclusione dei corsi, basandosi invece, per far avanzare gli studenti (nei percorsi universitari, ad esempio), sull’effettivo grado di apprendimento che ogni singolo studente ha raggiunto, che, se la scuola è valida e profonda, come metodologia didattica, emerge già durante il corso (anche soltanto colloquiando sulla materia con lo studente) e che dev’essere verificato e registrato dal/i docente/i. Un serio apprendimento non può essere basato soltanto e nemmeno prevalentemente, sullo sforzo mnemonico e sul ricordarsi nozionistico per superare gli esami a fine corso. Il fenomeno di insistere sugli esami (creando sugli stessi suspance, ansia da prestazione e terrore rispetto al loro andamento e risultati), anziché sull’effettiva e profonda acquisizione dei contenuti – che nessun esame sporadico ed occasionale, come sono le interrogazioni a scuola e soprattutto gli esami all’università, è seriamente in grado di definire – ha prodotto, in concomitanza con altri fattori, la cosiddetta “liceizzazione dell’istruzione universitaria” (e così invitando a permanere anche in età più adulta negli atteggiamenti di immaturità tipica di quel livello giovanile) e ha fatto diventare le l’università, oltreché le scuole superiori, un “esamificio” e quindi un vero e proprio “furbificio” (fenomeni contro cui intendiamo batterci con forza), dove esercitarsi a fregare il professore di turno, magari con mezzi sempre più tecnologici e/o considerati “geniali”, è la regola. Questo va a scapito della preparazione e della formazione interiore, psicologica, verso la responsabilità – e a questo che servono le scuole, no? La frequenza della scuola non ci sembra che debba essere orientata a preparare come fregare il prossimo, ispirandosi alla furbizia, come invece è adesso con il sistema della valutazione basata sugli esami (“esamificio”), bensì ad un accrescimento progressivo dell’individuo attraverso una sempre maggiore responsabilità e consapevolezza, qualità che lo rendono poi adulto. La Scuola va quindi rifondata su questi criteri, anziché pensare sempre che il problema di questa sia quello di assumere o meno un numero grande di docenti da immettere in ruolo. Dobbiamo così riporci nuovamente le domande fondamentali, di base. Dobbiamo chiederci a cosa servono le scuole e perché si va a scuola. Se si frequentano solo per avere competenze che si dimenticano un attimo dopo l’esame, che tanta ansia ci crea, oppure se si frequentano per diventare maturi e prepararsi alle prove della vita e dell’età adulta. Non per caso l’esame che si sostiene al termine delle scuole superiori, si chiama di “maturità”.
La didattica alle Scuole Superiori pertanto deve orientarsi tanto alla Conoscenza di Sé quanto all’apprendimento delle competenze tecniche delle varie materie.
IL SABATO DEV’ESSERE LIBERO e non giorno di scuola e le classi debbono essere, possibilmente, non superiori a quindici/venti allievi. I compiti a casa debbono essere fortemente limitati al meno possibile per evitare un sovraccarico da studio nozionistico ed evitare che il giovane viva la sua vita immersa nella didattica nozionistica.
La Scuola, come funzione educativa pubblica, dall’asilo nido fino alle superiori (comprese), dev’essere presente in ogni municipio, davvero gratuita per le famiglie – con i costi dei testi, quelli per le strutture didattiche e dei trasporti degli studenti a carico delle comunità – e formata da classi miste con un numero di studenti non superiore possibilmente a 15/20 per classe.
LE SCUOLE NEI PICCOLI COMUNI DEBBONO ESSERE SALVATE E SALVAGUARDATE, se necessario, anche tramite la formula della “patria potestà” sempre valida per tutto il periodo della scuola dell’obbligo e con le scuole (dagli asili nido alle scuole superiori, anche con pochissimi studenti) dev’essere salvaguardata la vita e l’avvenire dei piccoli comuni, che vanno incentivati e non accorpati (fatti salvi i casi di maggiore efficienza ed evidente risparmio sul costo di alcuni servizi che deriva dall’eventuale accorpamento di questi; in questi casi si può comunque ricorrere al consorzio di servizi fra gli enti erogatori di servizi senza accorpare i municipi stessi; per l’accorpamento dei comuni dev’essere comunque sempre d’accordo la popolazione residente, tramite apposito referendum).
La scuola, dalle medie alle superiori, deve creare ed inserire materie quali “EDUCAZIONE PSICHICA ED EMOTIVA”, “EDUCAZIONE AFFETTIVA (SENTIMENTALE)” e cessare di essere soltanto – vale anche per le scuole professionali – scuola di nozioni e competenze, cioè il vero fallimento di una scuola. Di conseguenza, anche le università non dovranno più essere un furbo esercizio di fregatura del docente di turno, magari con qualche strumento tecnologico all’avanguardia e/o mero esercizio mnemonico di competenze e nozioni.
Creazione ed inserimento in almeno tutta la scuola dell’obbligo della figura dell” “INSEGNANTE PRIORITARIO” (O DI RIFERIMENTO)”, che funge da tutor per i suoi studenti e responsabile del livello di avanzamento della loro preparazione, nonché della loro maturazione psicologica. Gli altri saranno “PROFESSORI DI MATERIA”, cioè maggiormente (ma non esclusivamente) dediti alla preparazione sulle singole materie di loro competenza. L’ “INSEGNANTE PRIORITARIO” è da assumere, prevalentemente, ma non necessariamente, tra quei docenti, o laureati, con una preparazione nelle materie umanistiche ed ogni eventuale problema fra questo e gli studenti dovrà essere risolto dal preside, o dai colleghi (“docenti, o professori di materia”), i quali, oltre a curare l’insegnamento della propria materia, debbono anche visionare e confrontarsi con l’”L’INSEGNANTE PRIORIARIO” sul percorso e le problematiche psicologiche dei singoli studenti.
I CONFEDERATI PER FIRENZE
I nostri principali orientamenti, punti programmatici ed obbiettivi politici per Firenze (in parte estendibili anche ad altri centri storici del nostro paese) si concretizzano nella realizzazione di una politica di autentico DECENTRAMENTO E RIORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI E DELLE FUNZIONI, adeguata a dare risposte amministrative puntuali, precise, concrete e soddisfacenti, di vero rispetto dei tempi e delle esigenze dei cittadini e degli utenti dei servizi pubblici: tutto questo per Noi si può concretizzare prima di tutto con la creazione e la nascita del “SINDACO DI STRADA”.
Vogliamo amministrare ponendo estrema cura dei dettagli per tornare a vivere l’Anima di Firenze e più in generale poter rivivere l’Anima dei Luoghi – i luoghi e gli ambienti vivono di dettagli, simboli, elementi significativi e caratterizzanti. Pertanto proponiamo:
a) nel centro storico di Firenze, ovvero entro la cerchia dei viali (e in genere in tutti i centri storici), l’abolizione totale del traffico veicolare privato a motore (salvo mezzi di necessità, urgenza, emergenza e forze dell’0rdine), ritirando fuori i ritmi e i suoni se non già di una Firenze antica (costruita certamente non per le auto), di una Firenze più umana; in questo possiamo prendere spunto dalle calle e dai campielli di Venezia, dove ancora i bambini giocano al gioco della campana e dove si sentono i passi di chi cammina;
b) dopo il 2014, con l’entrata in funzione dell’ultimo tratto dei collettori del depuratore fognario della città, arrivare a poter rifare, dopo la spiaggetta di S.Niccolò, il bagno in Arno.
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IN MATERIA DI ASSISTENZA SANITARIA
Una visione della politica che parta dal paradigma della salute e del benessere – criteri di gran lunga più importanti del PIL (che peraltro, come tutte le cose, è naturale che non possa crescere sempre, avere sempre segno positivo) – considera i dettagli come elementi importanti e talvolta fondamentali della qualità della vita e delle cose. Così, in materia di assistenza sanitaria, proponiamo un’organizzazione articolata in tanti piccoli ospedali e presidi sanitari sul territorio (stesso principio di capillarità organizzativa sul territorio che anima la nostra figura del Sindaco di Strada), anziché distanti (in km e nei sentimenti degli utenti) grandi ospedali concentrati solo nei capoluoghi. I grandi ospedali debbono ospitare le emergenze che richiedono interventi di alta specializzazione, ma per il resto l’organizzazione sanitaria dev’essere efficiente e presente su tutto il territorio. I piccoli ospedali o presidi sanitari debbono essere concepiti e costruiti secondo criteri di massima qualità e benessere, in piena concordanza con le necessità, spesso non dichiarate dal paziente, di privacy e di riservatezza. Un ambiente che infondendo voglia di vivere aiuti davvero la cura, la guarigione e il ristabilimento, anziché ostacolarli, come non di rado accade negli ospedali. Perciò, fatto salvo che la durata del ricovero (meglio sempre se breve, perché generalmente, anche se non sempre, a casa propria si tende a stare meglio e a ristabilirsi più facilmente con l’aiuto delle proprie abitudini; ovviamente solo se queste sono positive e non fattore patogenetico) proponiamo sistemazioni in camere al massimo con due persone e sempre con caratterstiche omogenee e simili per età, sesso e tipo di patologia. Le stanze a più letti, come concetto e in pratica, dovranno servire al massimo per affrontare particolari emergenze o patologie ad alta densità e diffusione presso la popolazione e che pertanto richiedono più posti letto del solito.
In questo ambito, si propone inoltre IL DIVIETO PER LE AZIENDE FARMACEUTICHE, O CHE OPERANO IN CAMPO SANITARIO, DI ESSERE QUOTATE IN BORSA.
Lo stesso vale (e lo diciamo qui anche se si tratta di altri ambiti o contesti) anche per tutte le società sportive, a partire dalle società di calcio (già scandalosamente quotate in borsa), o per tutte quelle operanti in settori – vedasi ad esempio le aziende che imbottigliano e distribuiscono l’Acqua – dove i criteri di quotazione finanziaria di borsa sono del tutto incompatibili con quelli di generalità del bene comune propri dello specifico contesto in cui opera l’azienda; oltre alle aziende che si occupano dell’Acqua, lo stesso discorso vale quindi anche per quelle che operano nel rapporto diretto con le risorse dell’Ambiente e del Territorio (es. imprese consortili, smaltimento rifiuti, etc…).
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PROVVEDIMENTI PER UNA VITA DIGNITOSA E UN CONCRETO INSERIMENTO SOCIALE
Si realizzi una vera Social Card, concessa a coloro che sono appena arrivati nel nostro paese (magari in fuga, ma anche no, da situazioni pericolose, di disagio e sofferenza) e sono senza, o con pochissimi, soldi; una Social Card effettiva, almeno per sopravvivere dignitosamente, che dev’essere data anche a coloro che non sono in grado neanche di lavorare part-time (vedi sopra la proposta di LAVORO GARANTITO), oppure ai giovani apprendisti che sono appena agli inizi del lavoro e che con i non molti euro di rimborso dell’apprendistato e nonostante una quota incentivo appositamente creata per abbassare gli affitti delle case per i giovani e/o gli apprendisti, non riuscirebbero a vivere autonomamente e dignitosamente. Una vera Social Card che dia la possibilità di avere 10 euro giornalieri ed eviti così di andare a cercarsi i pasti tra i rifiuti e dentro i cassonetti dell’immondizia - come vediamo troppo spesso, quotidianamente, nelle nostre strade e che non può essere accettabile in contesti che si dichiarano civili! – e di non dover chiedere l’elemosina, o un contributo, per strada, in continuazione.
Questa Social Card conterebbe anche sulla convenzione con negozi di generi alimentari e supermercati di grande distribuzione, i quali, anziché buttare via gli alimenti invenduti, la sera li potrebbero distribuire gratis direttamente presso di loro oppure in appositi punti, o mense, convenzionati con la Card. E così dovrà essere anche per gli indumenti e tutti i generi di prima necessità, come anche per gli alloggi, che dovranno essere effettivamente dignitosi, curati e con poche (due-tre, ma dipende dalla grandezza e dal tipo dell’ambiente) persone per camera o alloggio.
Si propone di abolire il permesso di soggiorno, perché in un mondo globalizzato uno può soggiornare quanto vuole e crede in qualsiasi posto; basterà, ma su questo occorrerà massima severità, rispettare le leggi e le regole, non delinquere ed avere un’attività dichiarata, minimamente retribuita, ovvero quel lavoro obbligatorio di cui abbiamo parlato sopra (la cui certificazione documentata dev’essere sempre portata con sé), che consenta di vivere dignitosamente, anche senza la Social Card e di realizzare i propri talenti e le proprie inclinazioni lavorative.
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SUL PROBLEMA GRAVE, DISUMANO E INCIVILE DEL SOVRAFFOLLAMENTO DELLE CARCERI, I MOTIVI DI DETENZIONE E I SISTEMI DI EFFETTIVO REINSERIMENTO
Il problema del sovraffollamento delle carceri dev’essere assolutamente eliminato perché causa di suicidi e condizioni disumane che non sono proprie ad un paese civile - come ci rammentano le diverse condanne che per questo motivo ci vengono dell’esterno dalla Corte Europea di Giustizia, insieme a quelle sull’indecenza dell’arretrato dei procedimenti giudiziari -. Vista la presenza di siffatti fenomeni degenerativi e di così gravi situazioni, l’Italia non può definirsi un paese civile, né un paese in cui c’è giustizia. Il carcere, com’è noto, oltre a svolgere la funzione espiatoria della pena e la funzione detentiva per la sicurezza sociale, deve svolgere anche una efficace funzione riabilitativa, rieducativa e di reinserimento sociale (onde evitare recidive dei reati commessi). In carcere perciò devono stare esclusivamente coloro che hanno commesso crimini, o si ha evidenza che potrebbero farlo, contro la persona; devono starci i pericolosi per l’incolumità e l’integrità fisica e psichica altrui. Non vi dovrebbero stare gli autori dei cosiddetti “reati minori”, per i quali andrebbero certamente bene anche i domiciliari.
Si devono attuare misure specifiche, caso per caso, di riparazione dei danni provocati con il reato e misure specifiche di reinserimento nel contesto sociale per i detenuti, anche attraverso misure speciali di lavoro obbligatorio; si devono adottare misure di detenzione alternative al carcere per gli autori di tutti i reati non particolarmente violenti, o non contro la persona; comunque, per tutti i detenuti in carcere, devono essere adottate tutte le misure e le forme atte a far vivere la reclusione in modo umanamente dignitoso, sia attraverso la creazione delle necessarie attività lavorative, culturali e ludiche, sia attuando la possibilità di avere relazioni sessuali e affettive in luoghi appartati e appositamente concepiti, presso tutti gli istituti di pena (ovviamente fatti salvi quei casi in cui è nota, evidente o alta la pericolosità, per la sicurezza pubblica, a comunicare anche con i familiari). Gli arresti domiciliari, o altre misure cautelari che servono per riflettere sul fatto commesso, possono essere comminati – solo per le sentenze definitive – insieme al divieto di candidarsi e/o di poter votare per qualsiasi carica amministrativa, pubblica e istituzionale.
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PROPOSTE E SOLUZIONI IN MATERIA FISCALE
ABOLIZIONE DEL CONTANTE, anche come misura di contrasto effettivo ed efficiente ai fenomeni dell’evasione ed elusione fiscale;
Prelievo Automatico (alla fonte), da concordare in termini progressivi, su ogni movimento, transazione, o deposito, finanziario, che a questo punto, grazie alla definitiva abolizione del contante, diventa tracciabile; il recupero dell’enorme quantità di sommerso – miliardi di euro – va in parte a ripianare il debito pubblico ed in parte ad attuare politiche di sviluppo nei vari ambiti e renderebbe del tutto inutile la dichiarazione dei redditi (l’imposta non sarebbe più applicata sui redditi, auto-dichiarati dal cittadino, ma su ogni movimento di denaro effettivamente eseguito).
Ogni cittadino italiano che porta fuori dell’Italia, tutto, o la maggior parte delle proprie disponibilità finanziarie, non potrà essere eletto in nessuna carica amministrativa pubblica, o istituzionale, a nessun livello, almeno fino al rientro effettivo dei fondi e con permanenza per almeno due anni degli stessi presso un istituto presente sul territorio nazionale. La stessa ineleggibilità alle cariche pubbliche e, nei casi più gravi, anche l’impossibilità ad eleggere vale per tutti coloro che hanno commesso reati gravi contro la collettività.
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UNA VISIONE SULLA SITUAZIONE POLITICA GENERALE
scritto nel 2010
Siamo per la fine del Bipolarismo e l’inizio di una nuova fase di pluralità (la parola Politica deriva dal greco Polius = pluralità, molti), apertura e di pace che si sostituisca al conflitto continuo, aspro ed esasperante fra due poli sempre in contrapposizione e che è e rimane tale proprio perché c’è una conflitto manicheo fra due poli; questo fatto rappresenta il debutto e la realizzazione di una visione politica basta piuttosto sull’analisi imparziale ed autentica dei problemi nel loro merito, piuttosto che sul conflitto agitato per motivi ideologici, di colore, di appartenenza a priori (come negli eserciti che devono combattersi); è l’inizio di una visione in cui NON ESISTE PIU’ IL “DIAVOLO POLITICO”, quello cioè con cui non si può, già a priori e spesso per un gioco di ruoli e posizioni, mai concordare su nulla, né governare insieme (la Sinistra per la Destra e viceversa, ma anche i cosiddetti moderati di centro destra contro quelli centro sinistra e/o contro i partiti che stanno all’estrema destra o all’estrema sinistra). Questo segna il passaggio dall’epoca di governi autocratici, sempre di parte, con opposizioni cristallizzate, sempre contrarie su tutto, ad un’epoca di “governi di partecipazione”, capaci cioè di sentire e coinvolgere le maggiori forze sociali e tutti i partiti, o almeno i più rappresentativi, presenti nei parlamenti cittadini, regionali, nazionali (sull’esempio de “La formula magica” del modello svizzero). Su questa base, se si sarà d’accordo su un provvedimento, lo si voterà, non avendo più contrarietà preventiva ed ideologica sul governo; in questo senso, le recenti nascite del cosiddetto “Terzo polo” e del governo Monti – “Monti, come i monti della Svizzera della formula magica di cui sopra” – rappresentano dei segnali significativi verso questa direzione, segnali di una più valida visione e metodologia politico-parlamentare, almeno laddove queste esperienze riescano davvero a coinvolgere nei fatti e nei modi, non solo con le dichiarazioni, le forze politiche rappresentate in parlamento e le maggiori, anche emergenti, componenti sociali.
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RIFORME ISTITUZIONALI
ABOLIZIONE DEL BICAMERALISMO.
Il Parlamento deve avere una sola camera – più veloce ed efficiente per l’attività parlamentare – con non più di 400 deputati, eleggibili al massimo per due mandati, consecutivi o no (come per ogni altra carica politica e amministrativa).
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SULLE PROSPETTIVE DEL QUADRO POLITICO ITALIANO
Esprimiamo la nostra netta contrarietà ad una visione ed un modo autocratico di governare, che governa cioè senza confrontarsi, contando solo sulla maggioranza numerica (magari esigua, per un sol voto) e parimenti siamo contrari ad un’opposizione istituzionalizzata, che troppo spesso, o quasi sempre, si oppone tanto per opporsi. In un moderno, trasparente, onesto ed efficiente modo di concepire le modalità di amministrare, l’opposizione si svolge sulla differenza di visioni sui singoli problemi, non sull’appartenenza a priori a schieramenti e partiti diversi. Il riconoscimento di fatto istituzionale (si pensi al modello anglosassone che “istituzionalizza” il governo ombra) dell’opposizione in quanto tale, fa in modo che prevalga una visione della politica come scontro, conflitto, guerra fra schieramenti – schierati, non per caso, come eserciti che si fronteggiano (si schierano gli eserciti, i plotoni, le formazioni militari e le squadre che competono) - anziché una visione della politica come tentativo di soluzione condivisa dei problemi. Così la politica viene vissuta come arena, luogo di scontro in cui, anche per lo spettacolo che si deve in un’arena, deve prevalere uno schieramento sull’altro, sacrificando la centralità dei problemi e delle reali necessità e richieste dei cittadini. Secondo noi Confederati invece, le questioni e i problemi del quotidiano (che i politici, ogni giorno sui media, dicono di voler risolvere, quasi sempre senza dire come) sono centrali, l’essenza stessa della politica e dell’amministrazione.
La visione secondo cui una coalizione o un partito (nella pessima e povera concezione, riduzionistica, minimalista e impoverente, del Bipartitismo all’americana) devono governare per quattro o cinque anni (comunque per un periodo generalmente lungo) e l’altra o altri altrettanto naturalmente opporsi, è una visione che porta le stesse dinamiche e gli stessi esiti di ogni guerra, di ogni conflitto; è evidente che con l’istituzionalizzazione dell’opposizione e con il conferimento al governo dello stesso ruolo di amministratore (unico) di condominio, l’opposizione tenderà a fare dell’opporsi su tutto, la propria ragion d’essere, senza guardare più al merito delle cose – che in un conflitto aspro e serrato è considerato, rispetto alle questioni strategiche, una inutile perdita di tempo. Dalla trascuratezza dei problemi, che a lungo andare si incancreniscono, (come la fiducia negli uomini politici e nei pubblici amministratori), fino al malaffare, agli intrighi di palazzo (avvertito come sempre più distante dalle reali necessità del paese) e alla politica “normalmente” vissuta come impostazione di strategie di schieramento non più finalizzate alla soluzione dei problemi, bensì concepite per il solo avvantaggiamento della parte al governo, sono solo alcune delle conseguenze della visione di cui sopra.
Una forza politica moderna ed intelligente, psicologicamente evoluta, che non vuole condurre il paese ad esiti distruttivi e devastanti (come ogni guerra invece fa), rifiuta quindi il concetto stesso di ”Opposizione Istituzionalizzata” a priori e, parimenti, rifiuta anche il concetto di governo, che, in quanto tale, dovrebbe per natura governare da solo; rifiuta cioè il modello anglosassone bipolare, basato sulla dualità e il duello (troppo spesso qui, fra l’altro, fra non cavalieri), rifiuta il modello dell’opposizione a priori, solo per adesione ad uno schieramento. L’opposizione si fa semmai, temporaneamente ed occasionalmente, sempre sulle singole questioni o contro profili di scorrettezza e disonestà amministrativa.
L’opposizione istituzionalizzata, ideologica, è uno dei veri mali della politica, proprio come lo è – per compensazione fisiologica – il governo che non si confronta con le diverse forze politiche in parlamento e nelle sedi appropriate, decidendo troppo autocraticamente; un siffatto tipo di governo è tendenzialmente non democratico ed è speculare al concetto di “opposizione istituzionalizzata”.
Un problema, per essere davvero e ben risolto, necessita spesso (anche se non sempre) del contributo di più individui, spesso di molti. Per un governo, credere di poter adottare autocraticamente le decisioni per il fatto stesso di essere governo, anche se eletto a largo suffragio, o di voler imporre le proprie istanze, rappresenta un atto di arroganza, presunzione ed immaturità psicologica, che prepara sempre una nemesi. Allo stesso modo, specularmente, ritenere di doversi opporre sempre e comunque ad ogni atto o istanza di un governo, rappresenta un atteggiamento psicologicamente immaturo ed irresponsabile, oltreché pericoloso e nocivo per il clima delle relazioni sociali (un pessimo esempio che la politica offre ai cittadini, dando lo spunto per un’emulazione ad altri livelli della vita sociale).
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PER LA COSTRUZIONE DELLA CONFEDERAZIONE EUROPEA
Noi CONFEDERATI siamo per la costruzione di una CONFEDERAZIONE EUROPEA, al posto dell’attuale Unione Europea. L’Unione Europea che, pur con il rafforzamento dei poteri dei suoi organi avvenuto nel corso degli anni, mostra sempre notevoli difficoltà ad agire come realtà di direzione sovrastatale (vedasi anche in questi giorni il caso dell’espulsione dei Rom dai campi illegali in Francia o l’annosa questione delle quote latte e di altri prodotti alimentari), sembra proprio una copia del modello ordinamentale degli Stati Uniti d’America. Stesso termine, “Unione” in Unione Europea, “Uniti” in Stati Uniti d’America e figura quasi identica come simbolo monetario (la S di dollaro ha due linee verticali, la € di euro due orizzontali). Ma l’Europa non è gli Stati Uniti d’America e non può diventare gli Stati Uniti d’Europa, non è la sua vocazione e una clonazione è sempre un atto di impoverimento spirituale, morale, psicologico oltre che fattuale. Quindi l’Europa non può, se non vuole tradire la propria individuazione, ricalcare il disegno istituzionale americano, che peraltro significherebbe anche proseguire in una forma di sudditanza psicologica. Non abbiamo né la stessa storia, né gli stessi miti ed archetipi politici.
A nostro avviso l’assetto confederale, proprio come quello svizzero, ci pare davvero il più corrispondente al mito di Europa e del resto la Svizzera non è per caso, forse, proprio al centro dell’Europa, come un’isola – così ci appare oggi nelle carte geografiche – in mezzo al mare blu dell’Europa, un’isola o un epicentro che ci fa da esempio, modello e da ispirazione. La nostra storia e la nostra cultura sono longeve e differenziate – la differenziazione è sinonimo di coscienza – e questa differenziazione è una grande ricchezza da curare e conservare attraverso il mantenimento ed anzi la valorizzazione, attraverso una sempre più marcata autonomia, delle differenze tra le nazioni, le regioni e le città del nostro continente.
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IPOTESI DI INTRODUZIONE DELLA PARITA’ DI CONDIZIONI ECONOMICHE E DI TRATTAMENTO DEL LAVORO A LIVELLO INTERNAZIONALE E L’IPOTESI DI UNA MONETA UNICA MONDIALE
Proponiamo l’introduzione di una legge e di meccanismi che portino a CONDIZIONI PARITARIE del trattamento del lavoro a livello internazionale, sia in termini di trattamento economico, sia per quanto riguarda i diritti e i requisiti dello stesso. Del resto finché vi saranno così evidenti disparità di trattamento, si assisterà a fenomeni come la “delocalizzazione” – che se non è sfruttamento del lavoro, certamente a questo fa pensare e ne crea perlomeno il sospetto - e a quegli spaventosi fenomeni di migrazione di massa, con le conseguenze gravissime che in termini di difficile convivenza – con evidenti effetti di violenza, aumento della criminalità e riduzione sensibile della percezione della sicurezza sociale - turbolenza e conflittualità sociale e culturale, sono sotto gli occhi di tutti. Pertanto sosteniamo che, visto che gli esseri umani sono ovunque gli stessi, non soltanto antropologicamente, ma anche in termini di diritti e di dignità (dichiarazione universale dei diritti dell’uomo), il lavoro, tutti i lavori, gli stessi lavori e attività, debbono essere trattati internazionalmente allo stesso modo, in Italia come in Bangladesh, in Polonia come in India, in Cina come negli USA o in Russia. Questa dichiarazione dovrà essere fatta e portata avanti nella sede delle Nazioni Unite e sostenuta, se necessario, con meccanismi unilaterali di riequilibrio anche solo dal nostro paese (l’Italia). Saremo noi italiani i primi virtuosi a dire e sostenere che gli idraulici, gli avvocati, i professionisti, gli impiegati, gli operai, sono tali in ogni paese (certamente alcuni più efficienti, organizzati, puntuali, o rispettosi di altri e questo certo rimane differente e rimane un buon motivo per trasferire la propria attività) e che pertanto è inutile e dannoso che per ragioni esclusivamente di maggior salario o remunerazione uno si trasferisca da un paese all’altro, visto che il trattamento in quanto a salari, remunerazioni e onorari, oltreché in termini di diritti del lavoro, è lo stesso ovunque. Ovviamente rimane, come abbiamo appena detto, del tutto intatta la libertà e la possibilità di trasferire la propria attività per qualsiasi ragione, magari perchè in una determinata realtà ci si trova meglio o perché il lavoro è più soddisfacente e più efficiente, ma non dovrà più esserci esclusivamente il motivo di una così sensibilmente differente (più alta nei paesi occidentali) remunerazione economica, come motivo unico e di gran lunga più importante, per trasferirsi e venire, ad esempio, dai lontani paesi dell’Est asiatico a fare i domestici nei paesi occidentali. A tal proposito sosteniamo l’ipotesi di introdurre una moneta unica mondiale (fra l’altro il termine ”moneta”, o l’inglese “money” = denaro, parrebbero alludere con il radicale “mono” = unico, solo, a realtà essenziale(i) di unicità e singolarità - sebbene magari con diversità simboliche identitarie tra le varie nazioni (come l’Euro Lira, l’Euro Marco, etc…) - o mantenere le varie monete, ma con una stabilizzazione di valore, che oltre a facilitare gli scambi, impedire le turbolenze dei mercati monetari, le speculazioni sulle oscillazioni dei valori delle monete, favorisca quelle perequazioni nei trattamenti economici del lavoro di cui parliamo qui sopra.
TUTTE LE IDEE, ANALISI, SOLUZIONI, PROPOSTE QUI SOPRA SONO DI DANIELE CARDELLI.
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PROPOSTE DI ALTRI CONFEDERATI
Qui di seguito le proposte di Antonio Gattamelata
SULLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
+ Tetto massimo alla retribuzione degli amministratori comunali (max 3000 euro netti al mese)
+ Divieto di copertura di più di due cariche pubbliche contemporaneamente
+ Riconoscimento fisso per consulenze esterne in misura non superiore a euro 1000 per consulenza, se per tempo limitato e circoscritto
+ Creazione di una banca comunale con conti a costo 0. Tutti i servizi disponibili su un unico sito on-line e gratuitamente (pagamento bollette, bonifici, tasse e contributi ecc)
CONSUMI ENERGETICI
+ Incentivi per la ristrutturazione energetica degli edifici (per i parametri vedasi legge 10/91) e sgravi fiscali in base alla certificazione energetica degli immobili
+ Controllo sui consumi energetici degli edifici pubblici con tabelle di riferimento in base ai metri cubi
+ Divieto di vendita di elettrodomestici inferiori alla classe A sul territorio comunale
INFORMAZIONE
+ Copertura internet wi-fi sull’intero territorio comunale con accesso gratuito ai servizi comunali on-line
CONSUMI ALIMENTARI
+ Favorire le produzioni agroalimentari locali con distribuzione di prodotti biologici e distribuzione su filiera corta
+ Informazione sui benefici dei prodotti biologici e dell’alimentazione sana
TRASPORTI
+ Incentivi all’uso dei biocombustibili e conversione per gli impianti dei trasporti pubblici e privati – come avvenuto già per gli impianti gpl e metano sulle autovetture – (crediamo sia presente un’azienda di distribuzione proprio in Toscana)
+ Creazione di nuove piste ciclabili e di parcheggi custoditi per le biciclette (che potranno essere anche radiocontrollate)
+ Fondo assicurativo comunale per le vittime della strada e per i furti di bici
+ Piano comunale di mobilità per anziani e disabili
+ Seg-way e elettro-bike sharing nel centro storico
+ Potenziamento tramvie e bus ecologici
SANITA’
+ Programma di informazione sanitaria sugli effetti benefici e sui rischi sull’uso dei farmaci, incentivi all’uso di medicine omeopatiche
+ Corsi di prevenzione gratuiti in tutti i quartieri calendarizzati trimestralmente (anti-fumo, anti-stress, educazione alimentare, educazione psicosociale ecc)
+ Liste di attesa pubbliche e on line, con possibilità di conoscere in tempo reale la struttura dove è possibile attendere meno per un intervento sanitario
+ Statistiche pubbliche sulle migliori prestazioni sanitarie
+ Insegnamento gratuito della lingua italiana per gli stranieri che vogliono risiedere nel comune
“L’ANGELO CUSTODE”
ovvero un “testimone” dell’attività di ciascun Consigliere Comunale. Costituzione, su base volontaria, di un elenco di persone “pulite” rispetto a qualunque procedimento giudiziario, anche non definitivo, che, a sorteggio, verrebbero “accoppiate” ad un Consigliere Comunale; ogni “angelo custode” riferirebbe su un portale web l’attività svolta e i risultati ottenuti dal consigliere comunale. L’accoppiamento angelo custode-consigliere comunale avrebbe una durata di 30 giorni, dopodiché si procede ad un nuovo sorteggio.