Daniele Cardelli

Per idea e iniziativa di Daniele Cardelli, “Anima e Polis” nasce per svolgere attività di ricerca e approfondimento sui miti, i simboli e i motivi archetipici che costituiscono la politica, curando con particolare attenzione l’analisi delle dinamiche e i motivi della partecipazione politica, del “Sentire politico” e del rapporto con l’Inconscio politico (collettivo e personale) e costituendosi come Laboratorio di “Terapia Politica” – la politica come terapia – teso all’individuazione di idee e soluzioni mirate alla cura dell’Anima politica individuale e collettiva. “Anima e Polis” si riunisce in associazione fin dal 1996 con la dicitura di “Circolo di Psicopolitologia” organizzando diverse iniziative e gà dall’anno prima (1995) Incontri Seminariali in Psicopolitologia sia privati, sia presso l’Università degli Studi di Firenze e focalizzando la sua attività particolarmente sul rapporto fra Psicoanalisi – particolarmente Psicologia Analitica e Archetipica – e Politica. Successivamente, nel 1999, con la nascita della prima Collana di Psicopolitologia Anima e Polis” si promuove un attivo, intenso e proficuo confronto intorno a quella nuova disciplina che è la Psicopolitologia (o Psicoanalisi della Politica) e attraverso la pubblicazione di testi, ricerche e studi, in cartaceo e on-line, Anima e Polis” diviene anche Progetto Editoriale.
Insieme con la ripresa delle attività del Circolo di Psicopolitologia attraverso la programmazione di Incontri Settimanali e la costituzione di Percorsi di Formazione e Partecipazione Politica – “Laboratorio di Idee, Analisi e Terapia Politica , a fine Maggio 2013 decidiamo anche di riprendere on-line le pubblicazioni della Collana di Psicopolitologia “Anima e Polis.

Anima e Polis – Circolo di Psicopolitologia e Casa Editrice

Fondatore, Presidente e Direttore:
Daniele Cardelli Buonamici
danielecardelli@tiscali.it
Tel. 055.0191066

Collana/eAnima e Polis”:
“Politèia” – particolarmente dedicata alle indagini sul “Affettività e Sentire politico” (sentimenti, emozioni, stati d’animo, affetti e sensazioni nel rapporto fra soggetto e politica) e sui motivi e le dinamiche della partecipazione politica; analisi e terapie delle situazioni politiche locali, nazionali, internazionali.

“Mitonline” – particolarmente focalizzata sull’analisi simbolica e strategica della politica e delle vicende politiche, attraverso l’individuazione degli archetipi e dei miti che possono fungere da sfondo e riferimento per comprendere nel profondo gli accadimenti politici e i loro sviluppi possibili; analisi e terapie delle situazioni politiche locali, nazionali, internazionali.

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Qui di seguito le nuove pubblicazioni on-line – riflessioni e articoli – di “Anima e Polis”

LE PARTI E IL TUTTO
Riflessioni sull’essenza della politica, i partiti e l’etica della responsabilità

di Daniele Cardelli

In un momento così grave per l’economia, la situazione politica uscita dalle elezioni dello scorso 25 Febbraio appariva tra le peggiori possibili – e almeno un attimo si rifletta sui tempi decisamente troppo lunghi dei passaggi istituzionali tuttora ancorati a ritmi e ritualità del passato: ci sono voluti più di venti giorni per insediare le camere e ben due mesi per dare, dopo un estenuante e deprimente tira e molla, un’amministrazione (governo) al paese; i problemi invece erano e sono quotidianamente pressanti, se non risolti imputridiscono e certamente non attendono per far sentire i loro effetti nocivi e talvolta tragici (i tanti suicidi dichiaratamente legati alla crisi economica), soprattutto in una situazione disastrosa, qual era quella fino a un mese fa, di ingovernabilità, di tutti contro tutti, fra veti incrociati e reciproci dinieghi. Regnavano incompatibilità e discordia. Che si sia riusciti poi a formare un nuovo esecutivo, lascia poi irrisolta una questione ben più profonda: come si risponde in modo appropriato a bisogni confliggenti come la rappresentatività delle parti e la governabilità di un paese? Checché ne dica Grillo con i suoi anatemi sul “tutti a casa” e “mai alleanze” con i vecchi partiti - ma anche il MoVimento 5 Stelle in quanto parte è un partito, diverso e non tradizionale se si vuole, ma pur sempre una parte, che fra l’altro con queste posizioni di arroccamento tradisce la sempre ventilata portata di aria nuova di proposte utili più al bene generale che ai tornaconti di parte – e pur in un sistema che ha spostato sempre di più l’iniziativa dal parlamento all’esecutivo ed è ancora mancante di strumenti veri e funzionanti di democrazia diretta, resta il parlamento nazionale il luogo non soltanto deputato all’attività legislativa, ma anche alla soddisfazione della rappresentanza politica, alla pacificazione dei conflitti e alla composizione delle diverse istanze.
Il parlamento, soprattutto nelle democrazie come la nostra, che si definiscono non a caso “parlamentari”, resta il luogo centrale, il contenitore entro il quale si giocano, si confrontano e confliggono le più diverse pulsioni. In politica le parti, cioè i partiti, – il termine, per quanto screditato dalla prassi, prende il nome proprio dal riconoscimento, democratico, di essere parti di quel tutto che è l’intero parlamento – rappresentano posizioni diverse e sono animate da idee differenti – troppo spesso però incoerentemente slegate, se non addirittura in conflitto con quegli interessi troppo egoistici e parziali (personali, aziendali, professionali, di categoria) rappresentati in parlamento attraverso un’intensa, quando non degenere e degenerativa, attività lobbystica -, utili, se non indispensabili, per migliorarci la vita; tuttavia queste per diventare praticabili vanno elaborate, trasformate, facendo loro perdere, attraverso il fuoco alchemico, il gravame nocivo dell’assolutezza (ideologia). 
Alcuni orientamenti psicoanalitici insistono molto sul conflitto tra parte e tutto, o tra parti della psiche, come potenziali attivatori di nevrosi o di diversi disturbi della personalità, ma anche come potenzialità maturative: a questo proposito Jung usa proprio l’espressione di “violenza del Sé (principio di Totalità psichica) sull’io (parte conscia)” come elemento e motivo decisivo per la trasformazione, la crescita e l’ampliamento della coscienza; lo stesso conflitto che si vive nell’interiorità si ripete nella politica. Questa conflittualità fra le parti è una costante ed ha trovato una notevole celebrazione nella politica italiana con l’acclamazione del “Bipolarismo” – si noti che in psichiatria si usa il termine “Bipolarismo” per indicare un disturbo (appunto “disturbo bipolare”) della personalità – che ispirandosi a sistemi maggioritari e più decisionisti del mondo anglosassone si pensava offrisse anche qui una maggiore cifra di governabilità: si è scoperto invece che l’Italia nel profondo, diversamente da come hanno sostenuto in molti negli ultimi due decenni, ha piuttosto una vocazione proporzionale e fortunatamente, aggiungerei, più pluralistica, più politica. Per sua natura la parte tende a voler diventare tutto, ad identificarsi con esso, in una tendenza all’ampliamento del potere della coscienza che se è positiva come aspirazione, è contemporaneamente molto pericolosa (come inflazione dell’ego) per l’individuo e che traslata nella politica è perfino bene che non si realizzi, onde evitare di finire in una dittatura o in un sistema politico illiberale e autoritario. La parte può meglio contribuire all’individuazione di soluzioni concrete ai problemi riconoscendosi come parte, offrendo così un sacrificio di responsabilità, come quello cui spesso sono chiamati i padri – e forse è proprio la responsabilità dei padri che manca in questo nostro paese spesso troppo egoistico (e quindi probabilmente ancorato ad un archetipo materno), dove non di rado le faziosità della parte si affermano sulla responsabilità del bene comune, anche davanti ai baratri, come abbiamo visto, o in momenti gravi come quelli attuali. Il meccanismo quindi del rapporto fra parte e tutto si presenta più o meno così, in tre fasi: la parte nasce come parte e quando si riconosce tale (io) mira ad ampliarsi e a divenire tutto per poi infine deporre le armi (grazie agli inevitabili insuccessi, indispensabili per il bene generale e di tutti) e riconoscersi come parte. La parte riconoscendosi tale s’inchina al tutto in un atto di umiltà che chi anche non capisse quanto scrisse l’Alighieri sui pericoli della superbia (la frase si trova per l’appunto anche su una targa nella corte di Palazzo Vecchio a Firenze), attesterebbe la conoscenza del limite e quindi quella saggezza fondamentale per governare. Come l’Anima è chiamata a stare in questa tensione, talvolta dilaniante, fra gli opposti, così i partiti (le parti), entrando in parlamento, dovrebbero essere obbligati a confrontarsi. Questo ci conduce dritti dritti a riscoprire il nucleo più autentico e vero, l’essenza stessa della politica: la Politica è l’arte alchemica - scienza la si chiamerebbe nel mondo accademico - della pluralità che si fa uno, che si fa sintesi e decisione, è nella sua massima autenticità e limpidenzza ricerca della soluzione che riconosce e prova a soddisfare le più diverse istanze, le diverse polarità in conflitto e i loro diversi colori (il termine “Politica” si associa al greco “Polius” che vuol dire “Pluralità” e che implica diversità; si pensi del resto alla radice “poli” davanti alle parole poliambulatorio, poliedrico, poliaffettivo, che vogliono dire sempre “più di uno” e “diversi” ambulatori, capacità, affetti, etc…).
Quindi far politica ha anche insiti i mal di pancia del confronto confliggente con l’altro: talvolta è proprio della dimensione stessa questo malsentire e se uno vuol far politica questo deve sapere e metterlo in conto prima di praticarla. Il confronto sgradito con il diverso è in politica, non diversamente dalla vita stessa, una costante, un elemento distintivo e se questo non è accettabile, ci si dovrebbe proprio astenere dal praticarla.
Tuttavia i momenti di disarmonia, quasi di incomunicabilità, addirittura di disgregazione, tra i più delicati della nostra storia repubblicana – e la vicenda dei due Marò, non meno che le quotidiane croniche patologie della burocrazia e della lentezza o totale mancanza di risposte amministrative ai problemi del vissuto, sono esempi chiari di quanto grave possa essere e a quali esiti devastanti per la nostra vita personale, comune e collettiva possa esporre il tutti contro tutti in politica – può dare, come fra due pietre focaie, proprio attraverso la tensione dello scontro che arriva al limite, la scintilla per una ripartenza e una maturazione (talvolta è proprio l’energia psichica che scaturisce dalla tensione fra gli opposti che dà una svolta, l’inizio di un nuovo sentiero, porta ad un nuova luce, nuove idee, soluzioni, regala un’intelligenza superiore). Il percorso della vita, che è iniziatico per natura, ci insegna che nostro malgrado si cresce spesso proprio attraverso le prove e i traumi, sicuramente mai graditi: l’alambicco politico, cioè il parlamento, deve contenere con le sue “mura spesse” la tensione del conflitto fra le parti, obbligando chi vi è dentro al dialogo, confronto-scontro, per un accordo o una maggiore armonia dialettica; solo così, accettando il patimento e la tensione di questo gioco, che è servizio al proprio paese, con questa pressione del tutto verso le parti, può scaturire questa scintilla salvifica che porta all’individuazione di una formula possibile di governo (si veda l’esempio della “formula magica” del sistema politico svizzero). Nel momento più acuto della gravissima crisi politica che abbiamo appena attraversato (e per uscire dalla quale comunque dobbiamo fare ancora molta strada) abbiamo sperato e confidato che Italia da lassù, la nostra Stella, il nostro Daimon comune, ispirasse una scintilla di salvezza, facendo maturare gli attori in gioco (partiti, individui e parlamentari delle varie forze politiche rappresentate) e facendo cessare la proiezione del ”diavolo” sull’avversario politico che diventa poi sempre nemico. Ci pare che questa preghiera sia stata accolta, nonostante l’inevitabile tanto cammino ancora da fare sulla strada di un migliore rapporto fra istanze reali – i problemi del vissuto quotidiano delle persone – e la loro soddisfazione o comunque spiegazione, fra le parti e l’interesse generale superiore.
All’ipotesi provocatoria di chiudere in conclave i leaders delle forze politiche presenti in parlamento – sei persone al più (questo il numero dei leaders, o portavoce, dei partiti rappresentati in parlamento), ricordiamolo!, che dovrebbero trovare gli accordi per le migliori soluzioni al bene comune di 58 milioni di italiani – finché non si fosse trovata un’intesa per il governo, noi ora ne aggiungiamo un’altra: nella nuova legge elettorale allo studio si dovrebbe assumere che ogni forza politica che volesse concorrere alle elezioni dovrebbe rispettare come requisito ineludibile e condizione necessaria di essere disposta ad assumersi responsabilità di governo e accettare di confrontarsi per fare alleanze di governo. 
Il riconoscimento dell’altro, che prima ancora che principio civico e religioso è questione di sensibilità, è un principio di salute psicologica ed equilibrio e nelle più millenarie tradizioni mediche le due cose equivalgono.
Se sei in parlamento devi perciò, come dice chiaramente la parola, “parlare” con tutti, confrontarti con tutti fino alla soluzione del problema: questa assunzione di responsabilità (letteralmente “l’abilità, la capacità, di rispondere”) renderebbe la politica più credibile – la credibilità e l’affidabilità sono le più vere incisive terapie alla crisi della partecipazione elettorale: l’astensionismo è ora, per la prima volta, il primo partito italiano, dichiarano inequivocabilmente le elezioni amministrative dello scorso 26 e 27 Maggio! – ed eviterebbe di rimandarci a votare facendo spendere alle già esangui casse dello stato – in questi tempi di crisi economica poi! e con tutto quel che ci ripetiamo ogni giorno sull’esigenza di risparmiare soldi pubblici – , altri 390 milioni di euro, tanto sono costate le ultime elezioni politiche, per avere con ogni probabilità un esito che anche oggi, a distanza di tre mesi dal voto politico nazionale, appare se non identico, del tutto analogo.

Articolo scritto il 30 Maggio 2013

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Ipotesi sul senso della crisi: rivedere la luce in fondo al tunnel

di Daniele Cardelli

Articolo pubblicato il 14 Gennaio 2012